systemd (Italiano)
Dalla pagina web del progetto:
- systemd è una suite di elementi costruttivi di base per un sistema Linux. Fornisce un'infrastruttura di gestione dei servizi e del sistema che viene eseguita come PID 1 e avvia il resto del sistema. systemd offre funzionalità di parallelizzazione particolarmente aggressive, utilizza l'attivazione di socket e D-Bus per l'avvio dei sistemi, permette di avviare i demoni su una base on-demand, tiene traccia dei processi utilizzando i gruppi di controllo del kernel Linux, gestisce i punti di mount e di automount, e implementa un'elaborata logica di controllo transazionale dei servizi basata sulle dipendenze. systemd supporta gli script di init SysV e LSB e opera in sostituzione di sysvinit. Altri componenti includono un demone di logging, utilità per il controllo di elementi di base della configurazione del sistema quali hostname, data, localizzazione, conservazione di un elenco degli utenti che hanno effettuato il login ed esecuzione di contenitori e macchine virtuali, account di sistema, cartelle e impostazioni di runtime, e demoni per la gestione di elementi semplici della configurazione di rete, sincronizzazione dell'ora con la rete, inoltro dei log, e risoluzione dei nomi.
Storicamente, ciò che è chiamato "servizio" da systemd era in precedenza conosciuto come demone: qualunque programma che sia in esecuzione come processo in "background" (in assenza di un terminale o di un'interfaccia utente), che di norma rimane in attesa che si verifichino specifici eventi e offre servizi. Un buon esempio è un server web che attende una richiesta per fornire una pagina, o un server ssh che attende che qualcuno tenti di effettuare il login. Mentre in questi casi si tratta di applicazioni complete, sono presenti demoni il cui lavoro non è visibile. I demoni vengono utilizzati per compiti quali la scrittura di messaggi in un file di log (ad es. syslog, metalog) o il mantenimento di valori accurati per l'ora di sistema (ad es. ntpd). Per maggiori informazioni vedere daemon(7).
Utilizzo di base di systemctl
Il comando principale utilizzato per analizzare e controllare systemd è systemctl. Le sue funzioni sono esaminare lo stato del sistema e gestire il sistema stesso e i relativi servizi. Vedere systemctl(1) per maggiori dettagli.
- È possibile utilizzare tutti i seguenti comandi systemctl con lo switch
-H user@hostper controllare un'istanza systemd su una macchina remota. Questa funzione utilizzerà SSH per connettersi all'istanza remota di systemd. - Gli utenti Plasma possono installare systemdgenie come interfaccia grafica per systemctl. Una volta installato, il modulo verrà aggiunto nella categoria di programmi Sistema.
Utilizzo delle unità
Le unità includono di norma, tra gli altri, servizi (.service), punti di mount (.mount), dispositivi (.device) e socket (.socket).
Quando si utilizza systemctl, è generalmente necessario specificare il nome completo del file dell'unità, incluso il suffisso, ad esempio sshd.socket. Sono tuttavia disponibili alcune forme abbreviate per specificare l'unità nei seguenti comandi systemctl:
- Se non si specifica il suffisso, systemctl darà per sottinteso il suffisso .service. Ad esempio,
netctlenetctl.servicesono equivalenti. - I punti di mount verranno tradotti automaticamente nell'appropriata unità .mount. Ad esempio, specificare
/homeè equivalente ahome.mount. - Analogamente ai punti di mount, i dispositivi vengono automaticamente tradotti nell'unità .device appropriata, pertanto specificare
/dev/sda2è equivalente adev-sda2.device.
Vedere systemd.unit(5) per maggiori dettagli.
@ (ad es. nome@stringa.service): ciò significa che si tratta di istanze di un'unità modello, il cui nome file effettivo non contiene la parte stringa (ad es. nome@.service). L'elemento stringa è detto identificatore di istanza, ed è simile a un argomento passato all'unità modello quando questa viene richiamata mediante il comando systemctl: nel file dell'unità andrà a sostituire l'elemento di specificazione %i. Per essere più precisi, prima di tentare di assegnare un'istanza all'unità modello nome@.suffisso, systemd cercherà effettivamente un'unità esattamente con il nome file nome@stringa.suffisso, benché per convenzione questo tipo di conflitto si verifichi raramente, in quanto la maggior parte dei file unità contenenti un carattere @ sono concepiti come modelli. Pertanto, se un'unità modello viene chiamata senza un identificatore di istanza, restituirà in genere un errore (fatta eccezione per determinati comandi systemctl, come cat).I comandi riportati nella tabella di seguito operano sulle unità di sistema dal momento che --system è sottinteso come impostazione di default per systemctl. Per operare invece sulle unità utente (per lutente che effettua la chiamata), utilizzare systemctl --user senza privilegi di root. Vedere anche Systemd/User#Configurazione di base per abilitare/disabilitare le unità utente per tutti gli utenti.
- La maggior parte dei comandi funziona anche specificando unità multiple, vedere systemctl(1) per maggiori informazioni.
- Lo switch
--nowpuò essere utilizzato in associazione conenable,disable, emaskrispettivamente per avviare, arrestare o mascherare l'unità immediatamente anziché dopo il reboot. - Un pacchetto può offrire unità per diverse finalità. Se si è appena installato un pacchetto, è possibile utilizzare il comando
pacman -Qql pacchetto | grep -Fe .service -e .socketper verificare la presenza di dette unità. - Quando è disponibile, potrebbe essere meglio abilitare
unit.socketinvece diunit.serviceperché il socket avvia il servizio solo quando necessario. Si veda #Attivazione del socket per maggiori dettagli.
| Azione | Comando | Nota |
|---|---|---|
| Analisi dello stato del sistema | ||
| Mostra lo stato del sistema | systemctl status |
|
| Elenca le unità in esecuzione |
systemctl oppuresystemctl list-units
|
|
| Elenca le unità con errori | systemctl --failed |
|
| Elenca il file unità installati1 | systemctl list-unit-files |
|
| Mostra lo stato del processo per un PID | systemctl status pid |
cgroup slice, memoria e parent |
| Controllo dello stato dell'unità | ||
| Mostra una pagina del manuale associata a un'unità | systemctl help unità |
se supportato dall'unità |
| Stato di un'unità | systemctl status unità |
inclusa l'indicazione se l'unità è in esecuzione o no |
| Verifica dell'abilitazione di un'unità | systemctl is-enabled unità |
|
| Avvio, riavvio, ricaricamento di un'unità | ||
| Avvio immediato di un'unità |
systemctl start unità come root |
|
| Arresto immediato di un'unità |
systemctl stop unità come root |
|
| Riavvio di un'unità |
systemctl restart unità come root |
|
| Ricaricamento di un'unità e della relativa configurazione |
systemctl reload unità come root |
|
| Ricaricamento della configurazione di systemd manager2 |
systemctl daemon-reload come root |
scansione alla ricerca di unità nuove o modificate |
| Abilitazione di un'unità | ||
| Abilitazione di un'unità per l'avvio automatico al boot |
systemctl enable unità come root |
|
| Abilitazione di un'unità per l'avvio automatico al boot e suo avvio immediato |
systemctl enable --now unità come root |
|
| Disabilitazione di un'unità affinché non si avvi più al boot |
systemctl disable unità come root |
|
| Ri-abilitazione di un'unità3 |
systemctl reenable unità come root |
disabilitazione e nuova abilitazione |
| Mascheratura di un'unità | ||
| Mascheratura di un'unità per renderne impossibile l'avvio4 |
systemctl mask unità come root |
|
| Eliminazione della maschera da un'unità |
systemctl unmask unità come root |
|
- Vedere systemd.unit(5) § UNIT FILE LOAD PATH per informazioni sulle cartelle in cui sono contenuti i file unità.
- Questo comando non chiede alle unità modificate di ricaricare le proprie configurazioni (vedere l'azione Ricaricamento).
- Ad esempio nel caso la sezione
[Install]dell'unità sia cambiata dopo la sua ultima abilitazione. - Sia manualmente che come dipendenza, motivo per cui la mascheratura risulta una pratica pericolosa. Verificare l'eventuale presenza di unità mascherate con il comando:
$ systemctl list-unit-files --state=masked
Gestione energetica
polkit è necessario per la gestione energetica come utente senza privilegi. Se ci si trova in una sessione utente systemd-logind locale e non è presente nessun'altra sessione attiva, i seguenti comandi funzioneranno senza privilegi. In caso contrario (ad esempio, poiché un altro utente ha eseguito il login in un tty), systemd richiederà automaticamente la password di root.
| Azione | Comando |
|---|---|
| Arresto e reboot del sistema |
systemctl reboot
|
| Arresto e spegnimento del sistema |
systemctl poweroff
|
| Sospensione del sistema |
systemctl suspend
|
| Ibernazione del sistema (scrittura della ram su disco) |
systemctl hibernate
|
| Il sistema viene messo in uno stato ibrido di sospensione (noto anche come suspend-to-both, che salva la RAM sul disco per poi procedere alla sospensione) |
systemctl hybrid-sleep
|
| Prima sospende il sistema, dopodiché lo riattiva dopo un tempo configurato solo per poi ibernarlo |
systemctl suspend-then-hibernate
|
Soft reboot
Il soft reboot è un tipo particolare di operazione di riavvio limitata esclusivamente allo userspace, che non coinvolge il kernel. È implementato da systemd-soft-reboot.service(8) e può essere invocato tramite systemctl soft-reboot. Analogamente a kexec, questa procedura evita la reinizializzazione del firmware ma, in aggiunta, il sistema non attraversa le fasi di inizializzazione del kernel e dell'initramfs, e i dispositivi dm-crypt sbloccati rimangono collegati.
Quando /run/nextroot/ contiene una gerarchia di file system root valida (ad esempio, il punto di montaggio root di un'altra distribuzione o di un altro snapshot), il soft-reboot commuta la root del sistema al suo interno. Ciò permette di passare a un'altra installazione senza perdere gli stati gestiti dal kernel, come ad esempio la configurazione di rete.
/run/nextroot/ non è necessariamente un punto di montaggio o supportato da un dispositivo fisico. Ad esempio, può risiedere nel tmpfs di /run/. Durante un soft-reboot, systemd trasformerà automaticamente /run/nextroot/ in un punto di montaggio.systemctl soft-reboot dopo un aggiornamento che coinvolga il kernel e initramfs.Scrittura dei file unità
La sintassi dei file unità systemd (systemd.unit(5)) è ispirata da quella dei XDG Desktop Entry Specification file .desktop i quali, a loro volta, si ispirano ai file . ini di Microsoft Windows. I file unità vengono caricati da diverse posizioni (per un elenco completo, eseguire systemctl show --property=UnitPath), ma le principali sono (riportate in ordine crescente di precedenza):
-
/usr/lib/systemd/system/: unità fornite dai pacchetti installati -
/etc/systemd/system/: unità installate dall'amministratore di sistema
- I percorsi di caricamento sono completamente diversi quando si esegue systemd in modalità utente.
- i nomi unità systemd possono contenere solo caratteri alfanumerici ASCII, underscore e punti. Tutti gli altri caratteri devono essere sostituiti da stringhe escape "\x2d" in stile C, o in alternativa è possibile utilizzare la rispettiva semantica predefinita ('@', '-'). Vedere systemd.unit(5) e systemd-escape(1) per maggiori informazioni.
Per visualizzare degli esempi, analizzare le unità installate dai pacchetti nel proprio sistema o vedere systemd.service(5) § EXAMPLES.
# per inserire commenti. Tuttavia è possibile commentare solo nuove linee. Non inserire commenti a fine linea dopo i parametri systemd o non sarà possibile attivare l'unità.systemd-analyze(1) può essere d'aiuto nel verificare il lavoro svolto. Si legga la sezione systemd-analyze verify FILE... in quella pagina.
Gestione delle dipendenze
Con systemd, le dipendenze possono essere risolte strutturando in modo corretto i file unità. Il caso più tipico è rappresentato dall'unità A che necessita che l'unità B sia in esecuzione prima che A possa essere avviata. In questo caso aggiungere Requires=B e After=B alla sezione [Unit] di A. Se la dipendenza è opzionale, aggiungere invece Wants=B e After=B. Notare che Wants= e Requires= non implicano After=. Ciò significa che se After= non viene specificato, le due unità verranno avviate in parallelo.
Le dipendenze vengono tipicamente definite nei servizi e non nei target. Ad esempio, network.target è richiamato da qualunque servizio si occupi della configurazione delle interfacce di rete, pertanto definire la propria unità personalizzata affinché si avvi dopo di esso è sufficiente, dal momento che network.target viene avviato in ogni caso.
Tipi di servizi
Sono diverse le tipologie di avvio da considerare quando si scrive un file personalizzato per un servizio. La tipologia è definita dal parametro Type= nella sezione [Service]:
-
Type=simple(default): systemd considera il servizio per l'avvio immediato. Il processo non deve essere eseguito come fork. Non utilizzare questa tipologia qualora altri servizi debbano essere ordinati sulla base di questo servizio, a meno che non sia attivato da un socket. -
Type=forking: systemd considera il servizio per l'avvio nel momento in cui il processo si avvia come fork e il processo parent viene terminato. A meno che non si sia certi che non risulta necessario, per i demoni classici utilizzare questa tipologia. È opportuno specificare anchePIDFile=in modo che systemd possa tenere traccia del processo principale. -
Type=oneshot: questo è utile per script che eseguono un singolo compito e poi terminano. Potrebbe essere opportuno impostare ancheRemainAfterExit=yesaffinché systemd consideri il servizio ancora attivo dopo la conclusione del processo. L'impostazioneRemainAfterExit=yesè indicata per le unità che modificano lo stato del sistema (ad esempio, il montaggio di una partizione). Si veda anche [1] per le differenze tra simple e oneshot. -
Type=notify: identico aType=simple, ma con la condizione che il demone invierà un segnale a systemd quando è pronto. L'implementazione di riferimento per questa notifica è fornita da libsystemd-daemon.so. -
Type=dbus: il servizio è considerato pronto quando ilBusNamespecificato compare nel bus di sistema di DBus. -
Type=idle: systemd ritarderà l'esecuzione del file binario del servizio fino a quando tutti i job sono stati avviati. A parte questo è molto simile aType=simple.
Vedere la pagina del manuale systemd.service(5) § OPTIONS per una spiegazione più dettagliata dei valori Type.
Modifica delle unità fornite
Per evitare conflitti con pacman, è opportuno evitare di modificare direttamente i file unità forniti dai pacchetti. Ci sono due modi per modificare in sicurezza un'unità senza intervenire sul file originale: creare un nuovo file unità che abbia la precedenza sull'unità originale o creare file drop-in che vengono applicati al di sopra dell'unità originale. Con entrambi i metodi è necessario ricaricare l'unità per applicare le modifiche apportate. Per farlo è possibile modificare l'unità con il comando systemctl edit (che ricarica l'unità automaticamente) o ricaricando tutte le unità con:
# systemctl daemon-reload
- È possibile utilizzare systemd-delta per visualizzare quali file unità siano interessati da file con precedenza su di essi o da estensioni, e cosa sia effettivamente stato cambiato.
- Utilizzare
systemctl cat unitàper visualizzare il contenuto di un file unità e di tutti i file di drop-in associati.
File unità sostitutivi
Per sostituire il file unità /usr/lib/systemd/system/unità, creare il file /etc/systemd/system/unità e riabilitare l'unità per aggiornare i link simbolici.
In alternativa, eseguire:
# systemctl edit --full unità
Questo comando apre il file /etc/systemd/system/unità nel proprio editor di testo (copiando la versione installata se non ancora esistente) e ricaricandola automaticamente una volta terminate le modifiche.
File di drop-in
Per creare file di drop in per il file unità /usr/lib/systemd/system/unità, creare la cartella /etc/systemd/system/unità.d/ e inserirvi file con estensione .conf per sovrascrivere le opzioni del file unità originale o aggiungerne di nuove. systemd leggerà e applicherà il contenuto di questi file in modo prioritario rispetto all'unità originale.
Il modo più facile per adottare questo approccio è eseguendo il comando:
# systemctl edit unità --drop-in=nome_drop_in
Questo comando apre il file /etc/systemd/system/unit.d/nome_drop_in.conf nel proprio editor di testo (creandolo se necessario) e ricarica automaticamente l'unità una volta terminate le modifiche. Omettendo l'opzione --drop-in=, systemd utilizzerà il nome file di default override.conf .
- Rimane invariata la necessità di inserire la chiave nella sezione appropriata del file di override.
- Non tutte le chiavi possono essere sovrascritte mediante file di drop-in. Ad esempio, per modificare la chiave
Conflicts=è necessaria la sostituzione del file unità originale. - È possibile utilizzare file drop-in di primo livello per influenzare tutte le unità dello stesso tipo. Ad esempio, un file drop-in in
/etc/systemd/system/service.d/ha effetto su tutte le unità .service. È possibile consultare un esempio in #Notifiche di fallimento dei servizi.
Tornare alla versione fornita in origine
Per annullare ogni modifica applicata a un file unità utilizzando il comando systemctl edit eseguire:
# systemctl revert unità
Esempi
Ad esempio, se si desidera semplicemente aggiungere una dipendenza opzionale a un'unità, è possibile creare il seguente file:
/etc/systemd/system/unità.d/customdependency.conf
[Unit] Requires=nuova dipendenza After=nuova dipendenza
A titolo di ulteriore esempio, per sostituire l'istruzione ExecStart, creare il seguente file:
/etc/systemd/system/unità.d/customexec.conf
[Service] ExecStart= ExecStart=nuovo comando
Notare come sia necessario azzerare ExecStart prima che sia possibile riassegnarvi un altro valore [2]. Lo stesso principio si applica a qualunque elemento che possa essere specificato più volte, ad es. OnCalendar per i timer.
Un ulteriore esempio per riavviare automaticamente un servizio:
/etc/systemd/system/unità.d/restart.conf
[Service] Restart=always RestartSec=30
Livelli di log dei servizi
Per i servizi che inviano i log direttamente a journald o a syslog, è possibile controllarne la verbosità impostando un valore numerico compreso tra 0 e 6 per il parametro LogLevelMax= nella sezione [Service], utilizzando i metodi sopra descritti. Ad esempio:
/etc/systemd/system/unit.d/override.conf
[Service] LogLevelMax=3
I livelli di log standard sono identici a quelli utilizzati per filtrare il journal. L'impostazione di un numero inferiore esclude dal journal tutti i messaggi di log con valore superiore e meno importanti.
Soppressione dello standard output di un servizio
Se un servizio emette messaggi tramite stdout o stderr, per impostazione predefinita anche questi confluiranno nel journal. Questo comportamento può essere soppresso impostando StandardOutput=null e StandardError=null nella sezione [Service]. È possibile utilizzare valori diversi da null per perfezionare ulteriormente questo comportamento. Si veda systemd.exec(5) § LOGGING_AND_STANDARD_INPUT/OUTPUT.
Target
systemd utilizza i target per raggruppare le unità per mezzo delle dipendenze e come punti di sincronizzazione standardizzati. La loro funzione è simile a quelle dei runlevel ma agiscono in modo leggermente diverso. A ciascun target è associato un nome anziché un numero e ognuno di essi è concepito per svolgere una specifica funzione con la possibilità di averne più di uno attivo allo stesso tempo. Alcuni target sono implementati ereditando tutti i servizi di un altro target e aggiungendone di altri. Esistono dei systemd targets che imitano i comuni runlevel di SystemVinit.
Rilevare i target attualmente in uso
In systemd è preferibile utilizzare il seguente comando in luogo di runlevel:
$ systemctl list-units --type=target
Creazione di un target personalizzato
I runlevel che possedevano un significato definito in sysvinit (vale a dire 0, 1, 3, 5, e 6) possiedono una mappatura 1:1 con un "target" systemd specifico. Sfortunatamente non è disponibile alcuna soluzione ottimale per adottare il medesimo approccio per i runlevel definiti dall'utente quali 2 e 4. Nel caso si utilizzi uno di questi ultimi, si suggerisce di creare un "target" systemd con un nuovo nome come /etc/systemd/system/proprio target che prenda uno dei runlevel esistenti come base (è possibile visualizzare /usr/lib/systemd/system/graphical.target come esempio), creare una directory /etc/systemd/system/proprio target.wants, e inserirvi i link simbolici ai servizi aggiuntivi presenti in /usr/lib/systemd/system/ che si desidera abilitare.
Mappatura tra i runlevel SysV e i target systemd
| Runlevel SysV | Target systemd | Note |
|---|---|---|
| 0 | runlevel0.target, poweroff.target | Arresta il sistema. |
| 1, s, single | runlevel1.target, rescue.target | Modalità utente singolo. |
| 2, 4 | runlevel2.target, runlevel4.target, multi-user.target | Runlevel definiti dall'utente/specifici per il sito. Per impostazione predefinita, identici a 3. |
| 3 | runlevel3.target, multi-user.target | Multi-utente, non grafico. Gli utenti possono di norma effettuare il login tramite console multiple o via rete. |
| 5 | runlevel5.target, graphical.target | Multi-utente, grafico. Di norma possiede tutti i servizi del runlevel 3 più un login grafico. |
| 6 | runlevel6.target, reboot.target | Riavvio |
| emergency | emergency.target | Shell di emergenza |
Cambiare il target attualmente in uso
In systemd, i target vengono esposti mediante target unit. È possibile modificarli come segue:
# systemctl isolate graphical.target
Questo comando si limiterà a cambiare il target attuale, senza alcun effetto sul boot successivo. Equivale a comandi quali telinit 3 o telinit 5 in Sysvinit.
Modifica del target di default in cui effettuare il boot
Il target standard è default.target, che è un link simbolico a graphical.target. A grandi linee corrisponde al vecchio runlevel 5.
Per verificare il target attuale con systemctl:
$ systemctl get-default
Per modificare il target di default in cui eseguire il boot modificare il link simbolico default.target. Con systemctl:
# systemctl set-default multi-user.target
Removed /etc/systemd/system/default.target. Created symlink /etc/systemd/system/default.target -> /usr/lib/systemd/system/multi-user.target.
In alternativa, aggiungere i seguenti parametri del kernel al proprio boot loader:
-
systemd.unit=multi-user.target(che corrisponde a grandi linee al vecchio runlevel 3), -
systemd.unit=rescue.target(che corrisponde a grandi linee al vecchio runlevel 1).
Ordine del target di default
systemd sceglie il default.target sulla base del seguente ordine di priorità:
- Il parametro del kernel precedentemente indicato
- Link simbolico di
/etc/systemd/system/default.target - Link simbolico di
/usr/lib/systemd/system/default.target
Componenti di systemd
Alcuni componenti (elenco non esaustivo) di systemd sono:
- kernel-install — uno script utilizzato per spostare automaticamente i kernel e le rispettive immagini initramfs nella partizione di boot;
- systemd-analyze(1) — può essere utilizzato per determinare le prestazioni e le statistiche dell'avvio, recuperare altre informazioni sullo stato e sul tracciamento, e verificare la correttezza dei file unit. Viene inoltre utilizzato per accedere a funzioni speciali utili per il debugging avanzato;
- systemd-boot — semplice boot boot manager UEFI;
- systemd-creds — per conservare in modo sicuro e recuperare le credenziali utilizzate dalle unità systemd;
- systemd-cryptenroll — registra i token/dispositivi PKCS#11, FIDO2, TPM2 nei volumi con cifratura LUKS2;
- systemd-firstboot — inizializzazione di base delle impostazioni di sistema prima del primo boot;
- systemd-homed — account utente umano portatili;
- systemd-logind(8) — gestione della sessione;
- systemd-networkd — gestione della configurazione di rete;
- systemd-nspawn — contenitore namespace leggero;
- systemd-repart — crea tabelle delle partizioni, aggiunge estende partizioni;
- systemd-resolved — risoluzione del nome di rete;
- systemd-run(1) / run0 — Acquisisce temporaneamente e in modalità interattiva privilegi elevati o differenti;
- systemd-stub(7) — uno stub per il boot UEFI utilizzato per la creazione di unified kernel image;
- systemd-sysusers(8) — crea gli utenti e i gruppi di sistema e aggiunge gli utenti ai gruppi in fase di installazione dei pacchetti o in fase di boot;
- systemd-timesyncd — sincronizzazione dell'ora di sistema all'interno della rete;
- systemd/Journal — creazione dei log di sistema;
- systemd/Timers — timer monotonici o in tempo reale per controllare file .service o eventi, alternativa ragionevole a cron.
Montaggio systemd.mount
systemd è responsabile del montaggio delle partizioni e dei file system specificati in /etc/fstab. Il systemd-fstab-generator(8) traduce tutte le voci presenti in /etc/fstab in unità systemd; questa operazione viene eseguita al momento del boot e ogniqualvolta la configurazione del gestore di sistema viene ricaricata.
systemd estende le comuni funzionalità di fstab e offre ulteriori opzioni di montaggio. Queste opzioni hanno effetto sulle dipendenze dell'unità di montaggio. Ad esempio, assicurano che un montaggio sia eseguito solo dopo che la rete è attiva o solo quando un'altra partizione è stata a sua volta montata. L'elenco specifico delle opzioni di montaggio di systemd, che tipicamente si presentano con prefisso x-systemd., è riportato in dettaglio in systemd.mount(5) § FSTAB.
Un esempio di queste opzioni di montaggio è automounting, che fa sì che il montaggio venga effettuato solo quando la risorsa viene richiesta anziché al boot. Questa opzione è descritta inoltre alla pagina fstab.
Montaggio automatico di una partizione GPT
Sui sistemi avviati tramite UEFI, le partizioni GPT come root, home, swap, ecc. possono essere montate automaticamente seguendo la Discoverable Partitions Specification. Queste partizioni possono quindi essere omesse da fstab e, se la partizione root viene montata automaticamente, il parametro root= può essere omesso dalla riga di comando del kernel. Si veda systemd-gpt-auto-generator(8).
I prerequisiti sono:
- Quando si utilizza mkinitcpio, l'hook systemd è necessario per montare automaticamente la partizione root.
- Tutte le partizioni montate automaticamente devono risiedere sullo stesso disco fisico dell'ESP.
- Devono essere impostati i tipi di partizione GPT corretti. Vedere Partitioning (Italiano)#Schema di partizionamento.
- Il boot loader deve impostare la variabile EFI LoaderDevicePartUUID, in modo che la partizione di sistema EFI utilizzata possa essere identificata. Questo è supportato da Systemd-boot, systemd-stub(7), Limine, GRUB (con
grub.cfggenerato da grub-mkconfig; ungrub.cfgpersonalizzato richiede il caricamento del modulo bli) e rEFInd (non abilitato per impostazione predefinita). Ciò può essere verificato eseguendobootctle controllando se è presente una riga conPartition:sottoCurrent Boot LoaderoCurrent Stubquando si avvia tramite Unified kernel images.
udev creerà collegamenti simbolici alle partizioni rilevate, che possono essere utilizzati per fare riferimento a partizioni e volumi nei file di configurazione.
/var
Affinché il montaggio automatico di /var funzioni, il PARTUUID deve corrispondere all'hash HMAC SHA256 dell'UUID del tipo di partizione (4d21b016-b534-45c2-a9fb-5c16e091fd2d) come da chiave dell'ID macchina. Il necessario PARTUUID può essere ottenuto utilizzando:
$ systemd-id128 -u --app-specific=4d21b016-b534-45c2-a9fb-5c16e091fd2d machine-id
/etc/machine-id, rendendo pertanto impossibile sapere il necessario PARTUUID prima che il sistema sia installato.systemd-sysvcompat
Il ruolo principale di systemd-sysvcompat (richiesto da base) è di fornire il file binario init tradizionale di linux. Per i sistemi controllati da systemd, init è semplicemente un link simbolico al rispettivo eseguibile systemd.
Inoltre fornisce quattro pratiche scorciatoie alle quali gli utenti SysVinit potrebbero essere abituati. Queste pratiche scorciatoie sono halt(8), poweroff(8), reboot(8) e shutdown(8). Ciascuno di questi comandi è un link simbolico a systemctl, ed è governato dal comportamento di systemd. Pertanto si applica quanto discusso in #Gestione energetica.
I sistemi basati su systemd possono rinunciare a questi metodi di compatibilità con System V utilizzando il parametro di boot init= (vedere, ad esempio, /bin/init is in systemd-sysvcompat ?) e gli argomenti di comando systemctl nativi di systemd.
systemd-tmpfiles - file temporanei
systemd-tmpfiles crea, cancella e pulisce i file e le directory temporanei e volatili. Legge i file di configurazione in /etc/tmpfiles.d/ e /usr/lib/tmpfiles.d/ per individuare le azioni da eseguire. I file di configurazione nella prima directory hanno precedenza su quelli nella seconda.
I file di configurazione sono di norma forniti unitamente ai file dei relativi servizi, e il loro nome segue di norma questo schema /usr/lib/tmpfiles.d/programma.conf. Ad esempio, il demone Samba richiede che la directory /run/samba sia presente e configurata con i permessi corretti. Pertanto, il pacchetto samba viene fornito con la seguente configurazione:
/usr/lib/tmpfiles.d/samba.conf
D /run/samba 0755 root root
I file di configurazione possono anche essere utilizzati per scrivere valori all'interno di determinati file al boot. Ad esempio, nel caso si sia fatto ricorso a /etc/rc.local per disabilitare il wakeup da dispositivi USB con echo USBE > /proc/acpi/wakeup è possibile, come alternativa, utilizzare il seguente tmpfile:
/etc/tmpfiles.d/disable-usb-wake.conf
# Path Mode UID GID Age Argument w /proc/acpi/wakeup - - - - USBE
Vedere le pagine del manuale systemd-tmpfiles(8) e tmpfiles.d(5) per maggiori dettagli.
/sys dal momento che il servizio systemd-tmpfiles-setup potrebbe essere eseguito prima che i rispettivi moduli del dispositivo siano stati caricati. In questo caso, è possibile verificare se il modulo possieda un parametro per l'opzione che si desidera impostare con modinfo modulo e impostare questa opzione con un file di configurazione in /etc/modprobe.d. In caso contrario sarà necessario scrivere una regola udev per impostare l'attributo appropriato non appena il dispositivo compare.File di configurazione drop-in
I file di configurazione forniti dai pacchetti non dovrebbero essere modificati direttamente per evitare conflitti con gli aggiornamenti di pacman. Per questo motivo, molti pacchetti systemd (ma non tutti) forniscono un modo per modificare la configurazione senza toccare il file originale, tramite la creazione di frammenti (snippet) drop-in. Consultare il manuale del pacchetto per verificare se i file di configurazione drop-in sono supportati.
Per creare un file di configurazione drop-in per il file unit /etc/systemd/unit.conf, creare la directory /etc/systemd/unit.conf.d/ e inserire lì i file .conf per sovrascrivere o aggiungere nuove opzioni. systemd analizzerà e applicherà questi file al di sopra dell'unità originale.
Verificare la configurazione complessiva:
$ systemd-analyze cat-config systemd/unit.conf
I file dei frammenti drop-in applicati e il relativo contenuto saranno elencati alla fine. Riavviare il servizio affinché le modifiche abbiano effetto.
Trucchi e suggerimenti
Attivazione del socket
Alcuni pacchetti forniscono un'unità .socket. Per esempio, cups fornisce un'unità cups.socket [3].Quando si abilita cups.socket (e si lascia disabilitato cups.service), systemd non avvierà subito CUPS, ma rimarrà in ascolto dei vari socket. Quando un programma tenta di collegarsi a uno di questi socket di CUPS, systemd avvierà cups.service e lascerà il controllo di queste porte in modo trasparente al processo CUPS.
Strumenti GUI di configurazione
- systemadm — Browser grafico per le unità systemd. Permette di visualizzare l'elenco delle unità, eventualmente filtrate per tipo.
- SystemdGenie — Strumento di gestione di systemd basato su tecnologie KDE.
- isd — TUI per la gestione delle unità systemd
Esecuzione di servizi dopo l'attivazione della rete
Per ritardare l'esecuzione di un servizio fino al momento in cui la rete è attiva, includere le seguenti dipendenze nel file .service:
/etc/systemd/system/foo.service
[Unit] ... Wants=network-online.target After=network-online.target ...
È inoltre necessario abilitare il servizio di attesa della rete del gestore di rete in uso in modo tale che network-online.target rifletta in modo appropriato lo stato della rete.
- Se si utilizza NetworkManager,
NetworkManager-wait-online.serviceandrebbe abilitato unitamente aNetworkManager.service. Verificare l'avvenuta attivazione con il comandosystemctl is-enabled NetworkManager-wait-online.service. In caso contrario, riabilitareNetworkManager.service. - Nel caso di netctl, abilitare il servizio
netctl-wait-online.service(a meno che non si utilizzi netctl-auto; vedere FS#75836). - Se si utilizza systemd-networkd,
systemd-networkd-wait-online.serviceandrebbe abilitato unitamente asystemd-networkd.service. Verificare l'avvenuta attivazione con il comandosystemctl is-enabled systemd-networkd-wait-online.service. In caso contrario, riabilitaresystemd-networkd.service.
Per spiegazioni maggiormente dettagliate, vedere la discussione nella pagina relativa ai punti di sincronizzazione della configurazione di rete.
Se un servizio necessita di effettuare delle query DNS, andrebbe inoltre eseguito dopo nss-lookup.target:
/etc/systemd/system/foo.service
[Unit] ... Wants=network-online.target After=network-online.target nss-lookup.target ...
Vedere systemd.special(7) § unità di sistema speciali passive.
Per avere effetto, nss-lookup.target necessita di un servizio che lo richiami tramite Wants=nss-lookup.target e che si ponga prima di esso nell'ordine di esecuzione con Before=nss-lookup.target. Tipicamente questa funzione viene svolta dai DNS resolver locali.
Per controllare quale servizio attivo, se presente, richiami nss-lookup.target eseguire il comando:
$ systemctl list-dependencies --reverse nss-lookup.target
Abilitazione delle unità installate come impostazione predefinita
Per impostazione predefinita, Arch Linux non utilizza i preset di systemd e non abilita la maggior parte dei servizi al momento dell'installazione.
Se si desidera che i preset di systemd vengano rispettati durante l'installazione dei pacchetti, sarà necessario creare un hook di pacman per eseguire systemctl preset o systemctl preset-all ogni volta che viene installata una nuova unità di systemd. Qualcosa come:
/etc/pacman.d/hooks/40-systemd-presets.hook
[Trigger] Operation = Install Type = Path Target = usr/lib/systemd/system/*.service Target = usr/lib/systemd/system/*.timer Target = usr/lib/systemd/system/*.socket Target = usr/lib/systemd/system/*.slice Target = usr/lib/systemd/system/*.path Target = usr/lib/systemd/system/*.target [Action] Description = Run systemctl preset When = PostTransaction Depends = systemd NeedsTargets # Alternatively, you could just run systemd preset-all. # However, note that this will reset ALL services to the defaults, # which is probably not what you want unless you have carefully configured # your presets. Exec = /etc/pacman.d/scripts/systemd-presets-hook
/etc/pacman.d/scripts/systemd-presets-hook
#!/bin/sh -e
while read -r f; do
unit="${f##*/}"
# alternatively, you could read all the units and pass them to systemctl preset in a single invocation
systemctl preset "$unit"
done
Arch Linux viene fornito con /usr/lib/systemd/system-preset/99-default.preset contenente disable *. Ciò fa sì che systemctl preset disabiliti tutte le unità per impostazione predefinita. Di conseguenza, quando viene installato un nuovo pacchetto, deve essere l'utente ad abilitare manualmente l'unità.
Qualora si desideri modificare questo comportamento, è sufficiente creare un link simbolico da /etc/systemd/system-preset/99-default.preset a /dev/null per inibire l'azione del file di configurazione. Ciò farà sì che systemctl preset abiliti tutte le unità che vengono installate, indipendentemente dal loro tipo, a meno che non sia diversamente specificato in un altro file in una delle directory di configurazione di systemctl preset. Le unità utente non sono interessate. Vedere systemd.preset(5) per maggiori informazioni.
Sandboxing degli ambienti applicazione
Si veda systemd/Sandboxing.
Notifiche di fallimento dei servizi
Per consentire l'invio di notifiche sui fallimenti dei servizi, è necessario aggiungere una direttiva OnFailure= ai rispettivi file servizio, ad esempio utilizzando un file di drop-in di configurazione. È possibile aggiungere questa direttiva a ogni unità servizio con un file di drop-in di configurazione di livello top. Per maggior dettagli sui file di drop-in di livello top, vedere systemd.unit(5).
Creare un file di drop-in di livello top per i servizi:
/etc/systemd/system/service.d/toplevel-override.conf
[Unit] OnFailure=failure-notification@%n.service
In questo modo viene aggiunto OnFailure=failure-notification@%n.service a ogni file servizio. Se si verifica il fallimento di una_unità_servizio, verrà avviato failure-notification@una_unità_servizio.service per gestire la consegna della notifica (o qualunque compito sia configurato per eseguire).
Creare l'unità modello failure-notification@.service:
/etc/systemd/system/failure-notification@.service
[Unit] Description=Send a notification about a failed systemd unit [Service] Type=oneshot ExecStart=/percorso/a/failure-notification.sh %i # runs as a temporary user/group and enables several other security precautions DynamicUser=true
È possibile creare lo script failure-notification.sh e definire le azioni da eseguire o la modalità di invio delle notifiche. Ad esempio, è possibile inviare email, mostrare notifiche desktop, usare gotify, XMPP, ecc. %i sarà il nome dell'unità di servizio interessata dal fallimento che verrà passato come argomento allo script.
Al fine di prevenire la ricorsività delle istanze in avvio di failure-notification@.service in caso di fallimento dell'avvio, creare un file di drop-in di configurazione vuoto con il medesimo nome del file di drop-in di livello top (il file di configurazione vuoto a livello di servizio ha precedenza rispetto a quello di livello top inibendone l'azione):
# mkdir /etc/systemd/system/failure-notification@.service.d # touch /etc/systemd/system/failure-notification@.service.d/toplevel-override.conf
Inviare notifiche via email
È possibile configurare systemd affinché invii un'e-mail quando un'unità fallisce. Cron invia e-mail a MAILTO se il processo produce output su stdout o stderr, ma molti processi sono configurati per produrre output solo in caso di errore. Per prima cosa sono necessari due file: un eseguibile per l'invio dell'e-mail e un file .service per avviare l'eseguibile. In questo esempio, l'eseguibile è semplicemente uno script di shell che utilizza sendmail, presente nei pacchetti che forniscono un smtp-forwarder.
/usr/local/bin/systemd-email
#!/bin/sh /usr/bin/sendmail -t <<ERRMAIL To: $1 From: systemd <root@$HOSTNAME> Subject: $2 Content-Transfer-Encoding: 8bit Content-Type: text/plain; charset=UTF-8 $(systemctl status --full "$2") ERRMAIL
Qualunque sia l'eseguibile utilizzato, dovrebbe probabilmente accettare almeno due argomenti, come fa questo script di shell: l'indirizzo a cui inviare l'e-mail e il file dell'unità di cui ottenere lo stato. Il file .service che creeremo passerà questi argomenti:
/etc/systemd/system/status_email_user@.service
[Unit] Description=status email for %i to user [Service] Type=oneshot ExecStart=/usr/local/bin/systemd-email address %i User=nobody Group=systemd-journal
dove user è l'utente a cui viene inviata l'e-mail e address è l'indirizzo e-mail di quell'utente. Sebbene il destinatario sia codificato, il file dell'unità da segnalare viene passato come parametro di istanza, quindi questo singolo servizio può inviare e-mail per molte altre unità. A questo punto è possibile avviare status_email_user@dbus.service per verificare di poter ricevere le e-mail.
Quindi, è sufficiente modificare il servizio per cui si desiderano le e-mail e aggiungere OnFailure=status_email_user@%n.service alla sezione [Unit]. %n passa il nome dell'unità al template.
- Se si configura la sicurezza di sSMTP secondo quanto riportato in sSMTP#Sicurezza, l'utente
nobodynon avrà accesso a/etc/ssmtp/ssmtp.confe il comandosystemctl start status_email_user@dbus.servicefallirà. Una soluzione consiste nell'utilizzarerootcome User nell'unitàstatus_email_user@.service. - Se si tenta di utilizzare
mail -s somelogs addressnello script email,maileseguirà un fork e systemd terminerà il processo mail non appena rileverà l'uscita dello script. Per rendere mail non-forking, utilizzare il comandomail -Ssendwait -s somelogs address.
DynamicUser=true in sostituzione di User=nobody, che è ora sconsigliato. Si veda issue 428 su GitHub per ulteriori dettagli.Spegnimento automatico di un hard disk esterno all'arresto
Si veda Udisks (Italiano)#Spegnimento automatico di un hard disk esterno all'arresto.
Risoluzione di problemi
Indagare sui servizi falliti
Per individuare quali servizi systemd non si siano avviati eseguire:
$ systemctl --state=failed
Per scoprire il motivo del mancato avvio, esaminare il rispettivo output di log. Vedere systemd/Journal#Filtrare l'output per maggiori dettagli.
systemctl --failed:
# systemctl reset-failed unitSi noti che questo solitamente scarica l'unità (vedere la documentazione di
CollectMode in systemd.unit(5)), il che in particolare fa sì che systemctl status non ne riporti più lo stato di errore o i log.Diagnosi dei problemi di boot
systemd offre diverse opzioni per la diagnosi dei problemi che interessano in processo di boot. Vedere boot debugging per istruzioni più generali e opzioni per catturare i messaggi di boot prima che systemd prenda il controllo del processo di boot. Vedere anche la documentazione di debug di systemd.
Diagnosi di un servizio
Se un servizio systemd mostra un comportamento non conforme o se si desidera ottenere maggiori informazioni su cosa si sta verificando, impostare la variabile d'ambiente SYSTEMD_LOG_LEVEL su debug. Ad esempio, per eseguire il demone systemd-networkd in modalità di debug:
Aggiungere un file di drop-in per il servizio inserendo le seguenti due linee:
[Service] Environment=SYSTEMD_LOG_LEVEL=debug
Oppure, in modo equivalente, impostare manualmente la variabile d'ambiente:
# SYSTEMD_LOG_LEVEL=debug /lib/systemd/systemd-networkd
dopodiché riavviare systemd-networkd e visualizzare il journal relativo al servizio con l'opzione -f/--follow.
Lo spegnimento/il riavvio impiega un tempo eccessivamente lungo
Se il processo di spegnimento richiede un tempo particolarmente lungo (o sembra bloccarsi), con ogni probabilità ciò è da attribuirsi a un servizio che non si arresta. systemd attende per un po' di tempo prima di tentare di forzarne l'arresto. Per verificare se si è interessati da questo problema, vedere Shutdown completes eventually nella wiki di systemd.
Un problema comune è uno spegnimento in stallo o un processo di sospensione. È possibile eseguire entrambi i seguenti comandi e analizzare il rispettivo output per accertarsi della presenza di questo problema
# systemctl poweroff
Failed to power off system via logind: There's already a shutdown or sleep operation in progress
# systemctl list-jobs
JOB UNIT TYPE STATE ... 21593 systemd-suspend.service start running 21592 suspend.target start waiting ..
La soluzione a questo problema è annullare questi processi eseguendo
# systemctl cancel # systemctl stop systemd-suspend.service
dopodiché provare a eseguire nuovamente lo spegnimento o il riavvio.
I processi con breve tempo di esecuzione non registrano alcun output nel log
Se l'esecuzione di journalctl -u foounit come utente root non mostra alcun output per un servizio con breve tempo di esecuzione, provare con il PID. Ad esempio, se systemd-modules-load.service fallisce, e systemctl status systemd-modules-load indica che è stato eseguito come PID 123, potrebbe essere possibile visualizzare l'output nel journal per questo PID, ad es. eseguendo journalctl -b _PID=123 come utente root. I campi dei metadati per il journal quali _SYSTEMD_UNIT e _COMM sono rilevati in modo asincrono e fanno affidamento sull'esistenza della directory /proc per il processo. La risoluzione di questo problema richiede di intervenire sul kernel per far sì che questi dati vengano forniti mediante connessione socket, similmente a SCM_CREDENTIALS. In breve, si tratta di un bug. Tenere in considerazione che, per scelta progettuale di systemd, i servizi che falliscono immediatamente potrebbero non generare alcun output nel journal.
Il tempo di boot aumenta nel tempo
Dopo aver usato systemd-analyze un numero elevato di utenti ha notato un aumento significativo del proprio tempo di boot rispetto al passato. L'utilizzo di systemd-analyze blame ha mostrato come NetworkManager impieghi un tempo insolitamente lungo per l'avvio.
Il problema, per alcuni utenti, era dovuto alle dimensioni eccessive raggiunte dal file /var/log/journal. Ciò potrebbe incidere anche sulle prestazioni ad esempio di systemctl status o journalctl. Pertanto la soluzione è rimuovere ogni file dalla cartella (idealmente effettuandone prima un backup, almeno come accorgimento temporaneo) per poi impostare un limite per le dimensioni del file del journal come descritto in systemd/Journal#Limite di dimensione del journal.
systemd-tmpfiles-setup.service non si avvia al boot
A partire dalla versione 219 di systemd, /usr/lib/tmpfiles.d/systemd.conf specifica gli attributi ACL per le directory in /var/log/journal e, pertanto, richiede l'abilitazione del supporto ACL per il file system che ospita il journal.
Vedere Access Control Lists#Enable ACL per le istruzioni su come abilitare ACL nel file system su cui è salvato /var/log/journal.
Disabilitazione delle modalità di emergenza sulla macchina remota
Si potrebbe desiderare disabilitare la modalità di emergenza in una macchina remota, ad esempio una macchina virtuale con hosting su Azure o Google Cloud. Questo in quanto, se viene attivata la modalità di emergenza, ciò impedirà alla macchina di connettersi alla rete.
Per disabilitare questa modalità mascherare emergency.service e emergency.target.
Errore "Unit xxx.service not found", ma il servizio esiste
Potreste stare tentando di avviare o abilitare un'unità utente come se fosse un'unità di sistema. systemd.unit(5) indica dove risiede ciascun tipo di unità. Per impostazione predefinita, systemctl opera sui servizi di sistema.
Vedere systemd/User per ulteriori dettagli.
Rinnovare manualmente LoaderDevicePartUUID dopo aver cambiato l'UUID della partizione EFI
Alcuni bootloader impostano la variabile LoaderDevicePartUUID solo quando è vuota. Di conseguenza, anche se l'UUID della partizione EFI cambia, il bootloader non aggiornerà LoaderDevicePartUUID. Eliminando la variabile EFI con i comandi seguenti, il bootloader la ripopolerà con il nuovo UUID.
# chattr -i /sys/firmware/efi/efivars/LoaderDevicePartUUID-4a67b082-0a4c-41cf-b6c7-440b29bb8c4f # rm /sys/firmware/efi/efivars/LoaderDevicePartUUID-4a67b082-0a4c-41cf-b6c7-440b29bb8c4f
Ulteriori risorse
- Wikipedia:systemd
- Sito web ufficiale
- systemd(1)
- Altre distribuzioni
- Storia del blog di Lennart, aggiornamento 1, aggiornamento 2, aggiornamento 3, sommario
- Debug dei servizi di systemd
- systemd per amministratori (PDF)
- Come utilizzare systemctl per gestire i servizi e le unità systemd
- Gestione della sessione con systemd-logind
- Emacs#Syntax highlighting for systemd files
- Articolo introduttivo in due parti sul magazine The H Open.